Recensione: Regis – Montreal

Downwards – LINO 8 – UK – 1995

Si apre con “Speak To Me”, dove un singolo colpo di avvertimento viene sparato nell’intro. Quel suono è un segnale per il caos in pista, una chiamata alle armi per perdere la testa e il corpo. Un riff fastidioso da antifurto d’auto è risposto da una figura di basso subliminale, un botta e risposta che crea ansia e tensione. Cambiamenti impercettibili creano abilmente un senso di movimento all’interno di una ripetizione essenzialmente monotona, simile a quella di una macchina industriale. Questa variazione nei charleston è ormai un esercizio standard nella techno hard e funzionale. “In verità non ne avevo idea, ma sapevo che non volevo i battiti di mani”, mi ha detto O’Connor. “I battiti di mani erano il nemico. Volevo che fosse un’ondata sonora che potesse essere suonata dai DJ ma che esistesse anche là fuori nell’etere, modulandosi continuamente per l’eternità.”


Ma O’Connor cedette, collaborando con il nemico del battito di mani su “Model Friendship”. Lo posiziona saldamente sul beat a due e quattro tempi – ironicamente, un modello di produzione disco – appesantendo la cassa martellante, ancorandola con il suo riverbero metallico e austero. Incapsula l’Underground Resistance dei primi anni ’90, con un suono tagliente e ruvido, pieno di armoniche di strumenti spinti al limite. L’EP si conclude con “Perspex”, un brano più sofisticato e intimo, con bassi gorgoglianti e acidi che si estendono nel finale. Il charleston aperto gli conferisce un groove avvolgente, diverso dal martellamento incessante degli altri brani. Il leggendario DJ britannico Ben Sims contestualizza l’uscita dell’EP di Montreal e il suo impatto. “Si può riassumere in quattro parole: un classico di Mills at Lost”, mi ha detto. “È stato sicuramente uno di quegli EP (in particolare lato A e B1) che si è distinto per la sua semplicità e ripetitività.”

La ripetitività e l’apparente semplicità di Montreal hanno permesso ai DJ più esperti di essere creativi. Come ha spiegato Sims, “Incoraggiava i DJ più tecnici a sperimentare e creare la propria struttura. Praticamente tutti i mixtape che ho realizzato a metà degli anni ’90 mi vedevano tagliare due copie: è diventato un po’ un trucco da festa”. Lo stile lock-groove dell’EP, insieme alle uscite per l’etichetta Axis di Mills, hanno avuto un impatto, lasciando quella che è probabilmente diventata l’influenza più dominante sul suono techno underground di oggi: ritmi martellanti four-on-the-floor con modulazioni sottili. L’espressione di O’Connor “in continua modulazione” è una descrizione perfetta di Montreal, un EP che riflette le umili intenzioni di un vero artista.

TRACKLIST:

Speak To Me

Model Friendship

Perspex

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